Storia

Partigiani sulle montagne lecchesi

Quando l’8 settembre 1943, reso noto l’armistizio con gli anglo-americani, il Re e lo Stato Maggiore dell’Esercito fuggirono e tutto sembrò crollare, al popolo italiano si pose, drammaticamente, la necessità di scegliere, di andare oltre il “si salvi chi può”.

Lo disse con chiara fierezza Ferruccio Parri, presidente del Comitato di Liberazione Nazionale, ai rappresentanti delle potenze alleate: «Noi combatteremo la nostra guerra, che non è la vostra guerra». Perché, seppur il nemico era comune, gli italiani e le italiane che volevano risorgere a dignità di popolo non potevano delegare agli altri la loro liberazione.

Brigate partigiane provincia di Lecco
Brigate partigiane 55 Rosselli

La prima risposta venne dai militanti politici antifascisti, che avevano continuato ad agire in clandestinità, dai soldati reduci dai fronti o sbandati in Italia dopo il collasso dell’esercito, dai giovani di leva, che non obbedirono alla chiamata della Repubblica Sociale Italiana, dalle molte donne che parteciparono alla lotta di liberazione.
Furono loro a costituire, già nel settembre 1943, i primi gruppi, nel territorio dell’attuale provincia di Lecco. Mentre nel capoluogo si organizzavano il CLN e le SAP cittadine, gruppi armati si attestavano sui monti del Lario orientale, dal Legnone al Pizzo dei Tre Signori, dal Monte Muggio alle Grigne, dal Resegone al San Genesio, dai Corni di Canzo al San Primo.

Su queste montagne, nei difficili venti mesi della Resistenza contro i nazifascisti, le formazioni partigiane si rafforzarono e nell’estate del 1944 diedero vita alla 2a Divisione Brigate d’Assalto Garibaldine Lombarde. Di questa Divisione facevano parte anche la 55a Brigata Rosselli e la 89a Brigata Poletti.

È sui loro sentieri che vi invitiamo a camminare.

55a Brigata Garibaldi Fratelli Rosselli

Nell’ottobre 1943, inviato dal PCI di Milano, giunse a Verginate (frazione tra Bellano e Dervio) Wando Aldrovandi (‘Al’), con l’incarico di allacciare i primi contatti tra i gruppi partigiani formatisi in Valsassina e Bassa Valtellina.
Queste formazioni diedero vita alla 40a Brigata Matteotti, che nei mesi successivi si rafforzò finchè nell’estate 1944 venne riorganizzata: i gruppi operanti in Valtellina restarono nella 40a Matteotti, mentre quelli operanti sul Legnone (versante di Colico), in Muggiasca, Valvarrone e Valsassina (fino ai Piani di Artavaggio) diedero vita alla 55a Rosselli, inquadrata nella 2a Divisione d’Assalto Brigate Garibaldine Lombarde.

La riorganizzazione diede nuove energie alle brigate partigiane, che nell’ottobre 1944 vennero però attaccate in forze dal ‘grande rastrellamento’ attuato dalle forze nazifasciste in tutta l’area lariana.
La sproporzione delle forze costrinse la 55a Roselli prima a ritirarsi in Val Codera e poi, con un’epica marcia attraverso il Passo della Teggiola, a sconfinare in Svizzera fino a Bondo, dove giunse il 1° dicembre 1944.
Alcuni (Leopoldo Scalcini ‘Mina’, Franco Manzotti ‘Sam’, Piero Losi ‘Piero’, Rachele Ferrari ‘Laura’, Federigo Giordano ‘Gek’) riuscirono a rimanere sulle montagne della Valsassina; tra mille difficoltà e pagando un prezzo altissimo, ripresero le fila dell’azione partigiana. Grazie loro e a quelli che rientrarono dalla Svizzera, tra cui Wando Aldrovandi, la 55a Rosselli partecipò all’insurrezione e alla liberazione di Lecco.

89a Brigata Garibaldi Giovanni e Giuseppe Poletti

Già immediatamente dopo l’8 settembre, sulla pendici della Grigna sopra Mandello del Lario, un gruppo di militari sbandati si raccolse al comando del colonnello Galdino Pini (Pietro) e del tenente Poletti Nicola (Claudio) e formò un reparto armato di resistenza, con distaccamenti a Mandello, Abbadia e Lierna.
La reazione tedesca non si fece attendere: il 17 ottobre 1943 questi primi nuclei subirono un rastrellamento che ne provocò il parziale scompaginamento.
Alcuni distaccamenti riuscirono a rimanere in montagna fino all’inizio dell’inverno, per riposizionarsi – meglio strutturati – nella primavera successiva. 

Alla fine del maggio 1944 nacque la ‘Formazione Patriottica Cacciatori delle Grigne’, che organizzò atti di sabotaggio nel territorio di competenza (che comprendeva anche i nuclei di Oliveto Lario, Civenna, Bellagio e del Monte San Primo) e partecipò ad azioni militari congiunte con le Brigate Matteotti e Rosselli.Nel settembre 1944 la Brigata entrò a far parte della 2a Divisione Garibaldi, con il nome di ‘89a Brigata garibaldina Giovanni e Giuseppe Poletti’ , in memoria di due partigiani caduti.
Il rastrellamento dell’ottobre 1944 e un’imboscata dei militari del presidio tedesco di Mandello del Lario, provocarono lo scompaginamento della formazione, che verrà ricostituita nella primavera successiva come Brigata Sap Poletti.
Nella nuova veste sarà attiva durante la battaglia per la liberazione di Lecco e nella resa dell’Armata Liguria a Mandello.

Lecco - Prime formazioni, CLN e SAP

Il 9 settembre 1943, Gaetano Invernizzi (Bonfiglio) in un discorso presso la Caserma Sirtori invitò la popolazione e i soldati a combattere contro i nazifascisti.

Recuperate le armi dalla caserma, si formarono gruppi ai Piani Resinelli con Riccardo Cassin, a Campo de’ Boi, con Antonio Colombo e in Erna, dove si attestò la Brigata Carlo Pisacane, con Gaetano Invernizzi, Francesca Ciceri (Vera) e Bernardo Carenini (Renato), reduce delle Brigate Internazionali di Spagna.

Prese vita anche un Comando militare, guidato dal Colonnello Umberto Morandi (Lario), ma questi primi gruppi vennero scompaginati dal rastrellamento dell’ottobre 1943, durante il quale la “Pisacane” impegnò i reparti tedeschi nella prima battaglia della Resistenza sulle montagne lombarde. 

Nel novembre 1943 a Lecco gli esponenti dei partiti Socialista, Popolare, Comunista, d’Azione e Repubblicano costituirono il primo CLN (presidente don Giovanni Ticozzi), i Comitati sindacali clandestini con Franco Minonzio e la rete per l’espatrio in Svizzera di ebrei, ex prigionieri di guerra e ricercati politici.
Il primo CLN operò fino al 30 dicembre 1944, quando molti dei suoi componenti vennero arrestati. Seguirono, nel gennaio 1945, gli arresti del comando militare, che portarono in carcere Umberto Morandi, Galdino Pini (Pietro), Oscar Barindelli (Oreste).
Le forze della Resistenza seppero però riorganizzarsi: il CLN lecchese si ricostituì, con Celestino Ferrario nuovo presidente e agli inizi del 1945 nacque un comando unificato di tutte le formazioni partigiane, che guidò le operazioni militari fino all’insurrezione del 25 aprile.
In questi mesi, dopo il grande rastrellamento dell’ottobre 1944, le azioni partigiane vennero condotte soprattutto dalle SAP (Squadre di Azione Patriottica) che agivano in città ed in pianura, in piccoli gruppi, con sabotaggi, azioni di propaganda, attacchi condotti con la tecnica della guerriglia urbana.