• Vendrogno
  • 5 ore circa
  • Vendrogno
  • Scuola alberghiera di Piazzo di Casargo
  • Tutte le stagioni
  • Escursionistico
  • 1350 m circa
  • 14,3 km
A Vendrogno prendere il sentiero che porta a San Grato; proseguire per l’Alpe Tedoldo e l’Alpe Chiaro. Qui dirigersi a sinistra, verso Pra’ Bulscin, superare i ruderi dell’Alpe Dolca e raggiungere la chiesetta di S. Ulderico. Continuare sul tracciato dell’anello del Muggio sino all’Alpe Chiaretto, scendere all’Alpe Ortighera e poi all’edificio che ospita la Scuola alberghiera di Piazzo di Casargo.

Possibili varianti:
  1. Da S. Ulderico si può raggiungere direttamente l ‘Alpe Ortighera e Piazzo di Casargo
  2. Da Pra’ Bulscin scendere a Camaggiore e da qui a Bellano o a Dervio
  3. Dall’Alpe Chiaro, proseguendo verso destra, si può raggiungere Piazzo passando per Alpe Giumello, Alpe Chiaretto, Alpe Ortighera
  4. Da San Grato si può raggiungere Tedoldo passando per Sanico, Mornico, Lornico.
  • Si consiglia di evitare i periodi di innevamento o presenza di ghiaccio che rendono alcuni tratti insidiosi.
  • Prestare molta attenzione perché il tracciato S. Ulderico – Dolca è stretto ed in più punti esposto.
  • Sono presenti zone attrezzate con catene per maggior sicurezza degli escursionisti.

Itinerario

Vendrogno è il capoluogo della Muggiasca: presso un locale del Municipio dal 1929 ha sede il Fascio vendrognese che conta anche un proprio Segretario politico. Il paese è spesso “visitato” dalle milizie fasciste di stanza a Bellano, vista la presenza nel territorio di numerosi partigiani e sbandati. Nel campanile della chiesa di S. Antonio durante il rastrellamento del giugno/luglio 1944 viene posizionata dai nazifascisti una mitragliatrice.

Durante il rastrellamento del giugno/luglio 1944 la popolazione viene chiusa nella chiesa detta Madonnina, mentre vengono perquisite le case alla ricerca di ribelli, segnalati da una delazione. Una lapide posta sulla porta laterale di questo edifico sacro ricorda la giornata di terrore vissuta da residenti, sfollati e ragazzi del Collegio salesiano ospitato nell’edifico dell’Opera Pia “Giglio”.

La chiesetta di San Grato sorge su uno zucco strategico per il controllo della zona circostante. Alcuni testimoni ricordano che i partigiani trovano rifugio nell’edificio e donne di Sanico portano loro cibo. Nei locali annessi alla chiesa dal 2000 è esposta una Mostra Permanente di foto e documenti sulla Resistenza in Muggiasca. A San Grato si svolgono le celebrazioni ufficiali del 25 aprile, al cospetto di una stele che ricorda tale tragico periodo storico italiano.

Day 4 :
4. Sanico

Il partigiano Geronzio Cariboni viene ferito in una imboscata il 2 gennaio 1944 quando raggiunge a Sanico la sua famiglia: purtroppo le delazioni sono all’ordine del giorno. La chiesa è a volte usata dai partigiani per nascondersi. Molti appartenenti al distaccamento “Croce” della Rosselli sono di questa frazione: tra gli altri, Carlo Cendali e Mario Acerboni che perdono la vita durante il rastrellamento dell’ottobre 1944 in Val Biandino.

Day 5 :
5. Mornico

Mornico vive momenti di terrore durante il rastrellamento del giugno/luglio 1944, quando un tedesco viene ucciso dai partigiani. Vengono catturati dieci ostaggi da fucilare per rappresaglia. Fortunatamente una sfollata di origine tedesca, moglie di uno degli arrestati, riesce ad interrompere l’esecuzione convincendo i nazifascisti dell’estraneità al fatto degli abitanti di Mornico. Alcune stalle vengono bruciate.
Il 25 aprile 1945 a Mornico viene ucciso Giuseppe Pellò, sbandato accusato di essere fascista.

Day 6 :
6. Lornico

Durante un rastrellamento dell’estate 1944 vengono incendiate alcune stalle di questo nucleo. Parti di travi bruciate sono esposte a ricordo dell’episodio.

Gli edifici dell’alpeggio vengono incendiati nel giugno/luglio 1944 perché danno rifugio ai partigiani che sono costretti a spostarsi sul Monte Legnone. In una delle baite si nascondono anche alcuni sbandati legnanesi.

Non ci sono testimonianze precise al riguardo, ma essendo presenti ben due gruppi di partigiani del monte Muggio, si può immaginare che questi facciano affidamento anche sui ripari offerti dalle baite dei due alpeggi.

La Capanna Adele di Giumello nel 1944 viene saccheggiata delle coperte ed altri materiali di cui i partigiani mancano.

Non ci sono testimonianze precise al riguardo, ma essendo presenti ben due gruppi di partigiani del monte Muggio, si può immaginare che questi facciano affidamento anche sui ripari offerti dalle baite dei due alpeggi.

In questa zona i partigiani eliminano un loro compagno perché sospettato di passare informazioni al fascista bellanese Francesco Larghi. I suoi resti, dispersi nel bosco dagli animali selvatici, saranno recuperati a fine guerra grazie alle indicazioni di un testimone dell’evento.

L’antica chiesa ha un portichetto che offre riparo in caso di maltempo ed è posizionata in luogo strategico di avvistamento. L’edificio sacro è collegato da vari sentieri, non tutti praticabili al giorno d’oggi, che raggiungono Dervio, Bellano, Tremenico, Casargo: una ragnatela di percorsi e di anfratti entro cui i partigiani si muovono per sfuggire ai vari rastrellamenti messi in campo in zona dalle forze nazifasciste.

L’edificio che attualmente ospita il Centro di formazione professionale alberghiero di Piazzo era un importante presidio della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) che fungeva da controllo dell’Alta Valsassina e da collegamento con Bellano. Viene attaccato con successo dai partigiani il 13 settembre 1944, con un piano studiato dai comandanti della 55a Rosselli assieme a Giovanni Battista Todeschini di Premana. L’operazione frutta armi ed altro materiale di casermaggio. Alcuni degli uomini catturati passeranno poi tra le fila dei ribelli.

Mappa

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