• Dervio
  • 5 ore circa
  • Stazione ferroviaria di Dervio
  • Stazione ferroviaria di Dervio
  • Tutte le stagioni
  • Escursionistico
  • 1350 m circa
  • 14 km circa
Dalla stazione FFSS, raggiungere a lago la chiesa parrocchiale, per poi tornare sui propri passi e addentrarsi nel vecchio nucleo. A fianco della chiesa dei Santi Quirico e Giulitta salire lungo l’erta Via ai monti che porta a Pratolungo e da qui raggiungere Camaggiore. Seguendo antiche mulattiere e sentieri scendere a Noceno, Soglio, Pendaglio e Verginate per poi seguire il tracciato del Sentiero del Viandante sino a Dervio e ritornare in stazione.

Possibili varianti:
  1. Da Camaggiore scendere a Busè, S. Grato, Vendrogno e Lezzeno e da qui raggiungere Oro e Dervio seguendo il Sentiero del Viandante.
  2. Da Camaggiore proseguire per la cima del Monte Muggio o l’Alpe Chiaro e Giumello.
  • Si consiglia di evitare i periodi di innevamento o presenza di ghiaccio che rendono alcuni punti insidiosi.
  • Percorso ad anello.

Itinerario

La presenza della stazione ferroviaria e la posizione tra lago e montagna sono determinanti per rendere Dervio un luogo privilegiato di arrivo e smistamento di sbandati, ebrei, renitenti e antifascisti. In paese vive la famiglia Cameroni, di orientamento socialista, che offre il proprio supporto.
Ugo Cameroni, comandante del Distaccamento “Croce”, viene ucciso l’11 ottobre 1944 ad Abbio in Val Biandino.
Renato Cameroni collabora alla rete per gli espatri ed è a sua volta comandante partigiano.

Il prevosto don Luigi Penati, coadiuvato da don Andrea Baj, nasconde in casa o nel campanile le persone che intendono raggiungere la Svizzera e la notte le indirizza alla vicina sponda del lago dove fidati barcaioli effettuano il trasbordo a Cremia. Nell’agosto del 1944 questi trasferimenti vengono scoperti dai fascisti che decidono di arrestare don Andrea, il quale riesce a fuggire in tempo e ad espatriare a sua volta in Svizzera.

Nel 1941 parte dei 500 militari della GaF (Guardia alla Frontiera) arrivati a Dervio viene alloggiata nell’oratorio maschile. In seguito l’edificio ospita i militari della Repubblica di Salò e i tedeschi che utilizzano uno spazio reticolato del cortile come campo di prigionia. Alla Liberazione vi si installano inizialmente i partigiani e poi le truppe alleate, sostituite nel 1946 dai bersaglieri.

Day 4 :
4. Vignago

Il 2 agosto 1944 in zona avviene la cattura di tre militi da parte dei partigiani, azione che porta all’imprigionamento di molti famigliari di partigiani minacciati di fucilazione se i militi non vengono riconsegnati.
A seguito di trattativa mediata dai sacerdoti bellanesi, i tre vengono liberati e di conseguenza gli ostaggi civili sono salvi.
Alcune baite vengono incendiate dai nazifascisti.

Nel settembre 1943, i primi sbandati che salgono in montagna provenendo da Dervio e Bellano si sistemano nelle baite degli alpeggi ed in particolare in quelle di Pratolungo. Alla costituzione delle formazioni partigiane, la zona è spesso frequentata dal comandante della 55a brigata Rosselli Al (Vando Aldrovandi), che familiarizza con i contadini del posto, avvicinandoli al significato della lotta.

In questo luogo, posto tra la casera e le stalle di Camaggiore, il professor Lioy chirurgo direttore dell’ospedale di Bellano, accompagnato dal comandante della 55a brigata Rosselli Vando Aldrovandi (Al), opera Antonio Rusconi (Partigian), ferito ad una gamba durante l’assalto partigiano alla caserma di Ballabio del 2 giugno 1944.

Il 13 luglio 1944 cinque stalle vengono bruciate durante un rastrellamento nazifascista. Vengono danneggiati altri edifici e trafugato formaggio dalla casera.
In zona, i partigiani uccidono un loro compagno ritenuto spia al soldo dei fascisti. Dell’avvenimento dà testimonianza a fine guerra il parroco di Noceno, don Ambrogio Cariboni.

Segnalato come uno dei nascondigli di Antonio Rusconi (Partigian) durante le perquisizioni fasciste.
Dagli Anni Settanta vi sono le spoglie di Dionigi Rusconi, giovane di Noceno che, consegnatosi a seguito del grande rastrellamento dell’ottobre 1944, viene deportato in Germania e muore a Freital nell’aprile del 1945.

Day 9 :
9. Noceno

Il parroco don Ambrogio Cariboni aiuta varie persone ad espatriare in Svizzera avvalendosi della collaborazione del barcaiolo Balbiani di Grabbia.
Noceno è spesso interessata dalle scorribande dei fascisti alla ricerca del Partigian (Antonio Rusconi) e compagni. Durante un rastrellamento chiudono la popolazione in chiesa, perquisiscono gli edifici, effettuano arresti ed incendiano una casa dove ritengono che i partigiani abbiano avuto rifugio.

Day 10 :
10. Soglio

Nelle baite di questo piccolo nucleo rurale si rifugiano abitanti di Noceno, tra cui alcuni partigiani, in occasione di un rastrellamento fascista che nel luglio 1944 interessa Noceno e Camaggiore.

Rusconi Bartolomeo, catturato a Bellano dai repubblicani, riesce a fuggire dopo essere stato duramente percosso. Inseguito nelle contrade di Bellano sotto i colpi dei fucili, trova riparo e salvezza a Pendaglio nei boschi della Val Grande.

Base d’appoggio di Vando Aldrovandi (Al), organizzatore dei gruppi partigiani in Valsassina - legato al PCI, prima comandante della 55a Brigata F.lli Rosselli poi della 2a Divisione Garibaldi Lombardia - che da qui ha la possibilità di spostarsi in tutta la zona per raggiungere i vari distaccamenti. Espatriato in Svizzera ad inizio dicembre 1944 con il grosso della formazione, nella primavera 1945 Al rientra in Italia in incognito e partecipa alla liberazione di Lecco.

Mappa

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